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Il sito della Posta Certificata: breve analisi tecnica

Pubblicato il 28 aprile 2010 in Appunti |

Il nuovo sito della Posta Certificata per la comunicazione con la Pubblica Amministrazione è già in tilt. Il che fa sorgere seri dubbi sulla qualità della realizzazione del progetto, portato avanti da un consorzio di Poste Italiane, Telecom Italia e  Postecom Spa, che si sono aggiudicati la gara di appalto pubblica da 50 milioni di euro.

Ed infatti, ad una analisi neanche molto approfondita si scoprono  diverse cose interessanti…

  • moltissimi messaggi testuali del sito sono stati inclusi (male) in immagini, senza fornire testi alternativi alle stesse. Il risultato è che il sito di fatto non risponde ai criteri di accessibilità obbligatori per legge per tutti i siti istituzionali e di Enti Pubblici -  Legge 9 gennaio 2004, n. 4 (Legge Stanca).
    Per dirla in parole più semplici, una persona non vedente non ha accesso completo alle informazioni contenute nella pagina. Questa è una gravissima mancanza per un servizio pubblico.
    La stessa pagina di errore che viene fuori tentando l’attivazione del servizio non dà una descrizione testuale del problema; il codice contenuto nella pagina infatti riporta generici messaggi di “sito in manutenzione” – il che fa pensare che di connessioni proprio non ce ne siano e che abbiano spento tutto in attesa di metterci una pezza…
  • La casella di ricerca denominata “Cerca Ufficio Postale” è assolutamente non funzionante. Provando ad immettere qualsiasi CAP si viene reindirizzati su una pagina di errore…No Comment!
  • Il sito viene certificato come validato dal W3C, ma andando a verificare si scopre che il sito non è considerato valido (!)
  • La “Tag Cloud”, cioè quella casella che contiene le parole chiave del sito, a grandezza differente a seconda della rilevanza, è finta! E’ un’immagine, dove le parole sono state inventate, messe lì solo per riempire visivamente un vuoto, senza uno scopo se non quello di distogliere l’attenzione del visitatore. (Grazie per la segnalazione a Carlo Becchi di Digitalia).
  • Tutte le immagini che compongono il sito sono state create in maniera decisamente approssimativa, con un pessimo rendering dei testi, anti-aliasing pressoché inesistente e utilizzo formati grafici sbagliati
    (usando ad esempio JPG al posto di PNG per loghi e illustrazioni)
  • Un’ultima chicca: sapete come si chiama l’immagine dove la ragazza comunica il messaggio di errore? In modo ultra-professionale e decisamente in tono con il resto del sito, è stata chiamata ‘tipa.jpg’.
    Non aggiungo altro.

Conclusioni

Sicuramente non siamo ai livelli del famoso e famigerato italia.it, ma anche questo nuovo sito istituzionale pone veramente molti dubbi riguardo alla professionalità con cui vengono realizzati alcuni siti Internet per la Publica Amministrazione.

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